GUERRIERI SÌ MA… Con o senza armatura?

2/02/2024Benessere spirituale, Mental Coach, Persone Trifferenti, Sviluppo personale

corazza emotivaGuerrieri sí ma… con o senza corazza?

Oggi voglio condividere con voi una riflessione che è sorta questa mattina, in palestra. Stavo parlando con l’istruttore, un uomo della mia stessa età e che conosco in modo superficiale. Sembra una persona forte, determinata, tutta d’un pezzo, corretta, responsabile e moderatamente seria. Mi piace.

Parlando del più e del meno, ad un certo punto, con estrema normalità mi da un consiglio per lui scontato: “Non bisogna mai fidarsi di nessuno, Jess. Non bisogna abbassare mai la guardia.

IO: Mai???

COACH / ISTRUTTORE: “Mai! Altrimenti si finisce per soffrire!” (frase che esprime con un altro deciso gesto di “ovvietà”).

Lo osservo e vedo un bel corpo, eretto, imponente, forte, allenato…ma, ascoltandolo, percepisco una tenera fragilità. In quel momento sopraggiunge IL BRIVIDO. È il brivido che solitamente avverto quando “scatta la connessione” con qualcuno.

Lo guardo, rispondo con un sorriso bonaccione e chiedo:
Quanta felicità ti restituisce la frase che hai appena detto?

COACH: “Con la mia armatura sono felice, molto felice!”

(Eccola………… un’altra armatura)

Più passa il tempo e più incontro persone che (con orgoglio) indossano delle armature. Ne comprendo i motivi. Io stessa ne ho indossata una per molto tempo, ma poco a poco ho preferito consumarla. Al momento credo che siano rimaste solo delle tracce ed onestamente, mi sento molto meglio così, più leggera. Riflettendo su questo punto, rispondo:

“Io non la voglio più la corazza”.

COACH: “Ma senza ti faranno male!” Mi risponde con decisione.

IO: “Forse, ma… e se nessuno volesse farmi del male? Che ci faccio con un’armatura addosso?
E se indossandola costantemente, come suggerisci tu, le persone pensassero che sono io quella che vuole attaccare? In che modo la mia armatura condizionerebbe il loro atteggiamento nei miei confronti?

COACH: “Sì, ovvio, ma …non voglio che pensi che io sia una persona cattiva. Io, dentro, sono molto buono!”

(bingo!)

IO: “Sí, lo percepisco, ma perchè in questo momento me l’hai dovuto / voluto specificare? Non sarebbe più semplice far vedere quanto sei buono e – solo se necessario – infilassi l’armatura invece di avrecela sempre addosso? E se indossandola sempre, le persone non percepissero quella parte tenera e buona che ti caratterizza? … E se finissimo per non scoprire mai per quello che sei veramente?” Dal mio punto di vista sarebbe un peccato….
E ancor peggio: se indossandola costantemente ti dimenticassi di avercela e rimanessi ingabbiato nella tua stessa corazza? Se il tuo vero io finisse per soffocare? Cosa perderesti?
L’istruttore mi guarda perplesso. Forse sono troppo intensa per essere le sette di mattina. Poi però si rilassa, la postura cambia un po’. Braccia e mani non esprimono piú alcuna “ovvietà”. Si siede sul tavolo (abbassandosi alla mia “bassezza”) e sorridendo mi dice che ….gli piace un sacco parlare di queste cose e farsi delle domande del genere! Mentre parla, immagino un fascio di luce che – attraverso una piccola fessura – entra nella sua armatura, portando ossigeno. Se gli piace parlarne, è probabile che l’essere nascosto nell’armatura si stia godendo una boccara d’aria fresca…

SE FOSSE MIO CLIENTE AVREI RINCARATO LA DOSE: Dobbiamo davvero indossare sempre l’armatura? Ne abbiamo ancora bisogno?

Io voglio pensare che la risposta giusta sia: rare volte.
Se portiamo un’armatura significa che ci sono stati momenti in cui ne abbiamo sentita la necessità. L’abbiamo scelta, indossata e combattuto con essa. Ma dopo che la battaglia è finita, cosa è meglio fare di quella corazza? Ce la teniamo addosso per future evenienze o è più utile toglierla e respirare liberamente?

Io decido che PER ME (e ribadisco: per me) l’armatura è uno strumento che esiste, ma che meno uso, meglio mi sento. Scelgo quindi di attraversare la vita con maggiore leggerezza, agilità e splendore! Non voglio che nulla costringa e soffochi la mia essenza / luce.
Se qualcuno mi coglie alla sprovvista e mi “ferisce”, allora cado, accuso il colpo, soffro, ma poi, poco a poco… faccio un respiro profondo, mi alzo e cerco di capire la ragione per la quale mi hanno colpito. La maggior parte delle volte non vogliono attaccarci direttamente, stanno combattendo contro “i loro mostri” che rivedono inconsapevolmente in noi. Per questo motivo scelgo di valutare ogni situazione e, se necessario, potrei voler indossare l’armatura per difendermi, ma se c’è la possibilità di non farlo, vado avanti senza. Offrendo APERTURA. Il più delle volte funziona e sento che il colpo subito non fa poi cosí tanto male…

Conclusione: ci sono molte armature tra di noi ed è normale che ci siano. Allo stesso tempo, peró provo compassione (non pena) per quegli esseri che rimangono bloccati lì dentro, intrappolati. Nella stragrande maggioranza dei casi sono persone ferite e spaventate che pur non avendo più bisogno della corazza, si sono talmente abituate a portarla da essersi fusi con essa. L’uso prolungato dell’armatura può quindi oscurare la nostra luce e impedire a chi ci circonda, di godere della nostra bellezza.

“Pensi davvero che agire in questo modo possa cambiare il mondo?” – mi chiede l’istruttore con aria di rinnovata sfida…
“Il mondo forse no, ma la mia vita e le mia energia… certamente sì”.

P.S. quella nella foto su in alto sono io, senza armatura. Splendente, no? 😉

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Jessica Ceotto

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